Cosa troverete

La Trattoria Serena ha come scopo quello di far risaltare i sapori tradizionali e promuovere i produttori locali. Tutti i nostri prodotti, compatibilmente con le possibilità, provengono da zone vicine e da persone conosciute e di fiducia. Lo stile richiama le tradizioni e quindi pure gli usi e i costumi locali, senza citare il fatto che alcuni oggetti dell' arredamento sono derivati dal folklore popolare. In questa sezione vi raccontiamo i piatti e la storia del luogo.

Le Masche

"Masca" è un termine dialettale piemontese che indica la "strega", tipico di Langhe e Canavese. La "masca", secondo le credenze popolari, è in possesso di facoltà naturali ed opera incantesimi, toglie o indirizza fatture, utilizza medicamenti strani ed eredita la conoscenza dei poteri per via matrilineare dalla madre o dalla nonna. Secondo la tradizione, i poteri delle masche comprendono l'immortalità, ma non l'eterna giovinezza o la salute: sono quindi vulnerabili, e soggette alle malattie e all'invecchiamento. Quando decidono di averne abbastanza di questa vita, per poter morire devono trasmettere i poteri ad un'altra creatura vivente, che spesso è una giovane della famiglia, ma alcune volte può essere un animale o un vegetale. Le masche hanno il potere della bilocazione e della trasformazione in animali, vegetali o oggetti. Possono far uscire l'anima dal corpo e volare immaterialmente nello spazio, mentre non possono farlo fisicamente; poiché durante il volo magico il corpo resta incustodito ed inanimato, l'attività delle masche è quasi esclusivamente notturna. Di indole raramente malvagia, ma sempre capricciosa, dispettosa e vendicativa, possono essere anche benefiche, guarire malattie o ferite, tanto alle persone quanto agli animali, o salvare vite in pericolo. Accanto alle masche esistono anche i "masconi", sia pure in numero esiguo. Questi "masconi" hanno ricevuto i poteri casualmente da una masca in fin di vita, ma non lo possono trasmettere ad altri: ciò spiegherebbe perché le masche appartengono al sesso femminile nella stragrande maggioranza dei casi. Oltre ai poteri ereditati per via orale, la strega eredita anche il "Libro del Comando", dove con inchiostri di vari colori sono riportati formule e incantesimi. Nell'immaginario collettivo piemontese le "masche" hanno un volto sgradevole, la pelle ruvida e scura, la fronte bassa e scavata da diverse rughe. Nonostante, ormai, il potere di autosuggestione, tipico del pensiero popolare, si sia nel corso del tempo affievolito con l'ingrandirsi delle città e dell'evoluzione industriale, in Piemonte pregiudizi e scaramanzie sono ancora oggi largamente diffusi. Infatti è di uso comune commentare scherzosamente la caduta "soprannaturale" (accidentale) di oggetti (ad esempio una forchetta che cade dalla tavola), o la temporanea "scomparsa" di oggetti che si ritenevano a portata di mano con l'espressione "A j son le Masche" ("Ci sono le masche").

Giuanin e la casa infestata

Si narra che un certo Giuanin avesse costruito una casa nuova, ma che questa fosse infestata dalle Masche. Una notte, ritrovatosi a casa da solo, mentre era a letto, vide una luce che dal soffitto puntava sulle sue mani, per poi sparire. In un'altra occasione si presentò nuovamente un fenomeno strano: svegliandosi, vide il balcone tutto illuminato; così uscì incuriosito e si ritrovò davanti un “mastrarociü”* tutto illuminato, che disse “Oh!” e si allontanò di corsa, verso il piano superiore della casa. Si dice che quando ci si trovava soli in quella casa, si sentissero sempre porte sbattere, anche se erano sbarrate, e finestre cigolare anche se chiuse. Per il povero Giuanin, che non riusciva a liberarsi da queste presenze, l'unico modo per sentirsi più tranquillo era quello di ordinare delle Messe dal Parroco di Montalto.

* bambolotto

La maledizione dei 9 mesi

In passato è esistita una famiglia che desiderava tanto avere della prole, ma i figli che venivano concepiti, quando giungevano intorno ai 9 mesi finivano sempre per morire per cause ignote. Così un giorno, la coppia decidette di consultare una vecchia signora del paese, che si diceva avesse dei poteri; raccontata la vicenda, l'anziana pose una semplice domanda: “La culla viene tenuta vicina ad una finestra?” , la coppia rispose di sì. La vecchia continuò: “D'ora in poi quando il bambino si avvicinerà alla soglia dei 9 mesi, voi veglierete, senza farvi vedere, sulla culla e una sera vedrete spuntare un braccio, che colpirete con decisione”. I due, pieni di speranze, accettarono il consiglio e arrivati alla data stabilita iniziarono a porre attenzione a ciò che accadeva nella camera da letto; una sera, finalmente, videro spuntare un braccio e il padre, armato di falce, lo troncò, facendo cadere la figura misteriosa dalla scala, fino a terra, dove scappò a gambe levate. Il giorno successivo, si vociferava in paese che fosse stato visto il Parroco senza un braccio.

Al Carbunin e al libar dal cumant

In passato esistevano figure chiamate “Carbunin”, persone che si occupavano di produrre carbone e di rivenderlo; per produrlo la tecnica usata consisteva nel fare un grande mucchio di legno, coprirlo di terra e dargli fuoco: quando le fiamme erano consumate ciò che rimaneva era il carbone. Un giorno si trovarono al Mutin*, un certo Mut e il Carbunin, il quale chiese all'altro se avesse mai visto il Diavolo e se non fosse curioso di incontrarlo almeno una volta; il Mut, impaurito, ma curioso, accettò. Entrarono in casa e il Carbunin tirò fuori un libro logoro, chiamato “Libar dal Cumand” *2 e cominciò a leggere sottovoce frasi scritte su di esso; ad un certo punto si sentì bussare alla porta e si fece avanti un uomo ben vestito, curato e pettinato, che si presentò come il Diavolo; restò per poco e poi si allontanò da una strada che saliva dietro la casa. Il Mut rimase senza parole e confessò di aver avuto paura, nonostante l'aspetto ben curato del Diavolo.

* La zona chiamata al Mutin oggi viene collocata nell'area di Caney Superiore, frazione di Settimo Vittone. *2 In italiano “Libro del comando”. Rappresentava una raccolta di formule magiche per controllare gli avvenimenti soprannaturali; lo possedevano solo le famiglie che dimostravano di saperne fare uso e veniva tramandato di generazione in generazione.

Le maledizioni

Si racconta che ci fosse una famiglia molto sfortunata: la figlia era sempre malata, i vitellini morivano senza motivo, le capre perdevano i piccoli prima del termine della gravidanza. Dopo lunghi periodi passati in queste condizioni, la moglie espresse al marito il desiderio di chiedere aiuto ad una donna del posto, che sembrava avere un certo potere su avvenimenti di questo tipo. Il giorno successivo si recò da questa signora e le raccontò l'accaduto, questa le disse che la sua famiglia era succube di alcune maledizioni, volute da una persona a loro molto vicina; confessò di essere lei stessa a mandare queste disgrazie, sotto richiesta della cognata della famiglia, con cui, da sempre erano in lite. La donna, buona di cuore, chiese di non ricevere più alcuna maledizione, ma di non riversare in cambio alcun dolore; dal quel giorno tutte le gravidanze arrivarono al termine, i vitellini sopravvissero e la figlia godette di buona salute.

“Giös”

Un'antica leggenda racconta di un uomo, che tornando a casa, percorreva a piedi la strada di Caslin*, e vide che li vicino era in corso una festa, con un campo di bocce, gente che cantava e beveva allegramente. Ad un certo punto, fu raggiunto di corsa da un uomo che prendeva parte alla festa, il quale gli offrì del vino in un cupet*2, questo rifiutato un volta di bere, cedette alla richiesta insistente e alzò il bicchiere in segno di amicizia, pronunciando la parola “Gios”*3, a quel punto la festa, l'uomo e la musica sparirono e rimase solo lui con una zucca in mano.

*Via Casellino, che si trova a Montestrutto, frazione di Settimo Vittone.
*2 Il cupet è una coppa, ricavato dalla lavorazione del legno.
*3 “Gios” è un'espressione tipica del Piemontese antico, starebbe a dire “salute” o “cin,cin”.

Lo sapevate che siamo sulla via Francigena?

La Via Francigena, che collega Canterbury a Roma, è un itinerario storico, un cammino percorso da migliaia di pellegrini in viaggio per Roma. Fu soprattutto all'inizio del secondo millennio che in Europa divennero così frequenti i pellegrinaggi ai luoghi di culto cristiani. Tre erano le destinazioni principali del tempo: Roma luogo del martirio dei Santi Pietro e Paolo; Santiago de Compostela, dove l'apostolo San Giacomo aveva scelto di riposare in pace e naturalmente Gerusalemme in Terra Santa. La via Francigena ci dimostra quanto fosse importante in epoca medioevale il pellegrinaggio: esso doveva compiersi prevalentemente a piedi (per ragioni penitenziali) con un percorso di 20-25 kilometri al giorno, affrontato molto spesso in compagnia. Va detto che questi storici percorsi di culto erano allo stesso tempo vie di intensi scambi e commerci, usate anche dagli eserciti nei loro spostamenti. Se vuoi saperne di più visita il sito www.viafrancigena.com

Se passate a trovarci non potete non visitare la Pieve di San Lorenzo e il battistero di San Giovanni Battista: un reperto paleocristiano che costituiva una tappa importante per viaggiatori e pellegrini che si muovevano lungo la via Francigena. Il complesso rappresenta una delle vestigia più antiche del Canavese, risalente verosimilmente alla seconda metà del IX secolo. E' posto su di una rocca, nei pressi di strutture difensive costruite forse già nel X secolo a protezione della pieve, sulle quali più tardi venne costruito il castello vecchio (tra le cui strutture superbe sono ancora presenti finestre con decorazioni in cotto). Collocata in una posizione elevata rispetto al paese, in un contesto ambientale popolato da vigneti che si inerpicano lungo i terrazzamenti della conca, sostenuti dai caratteristici tupiun ( colonnette in pietra imbiancate con la calce) che arricchisce la suggestione del luogo.

Il monumento è oggi patrimonio del FAI
Orari d’apertura: tutte le domeniche da marzo ad ottobre, ore 15-18,30. Anche visite infrasettimanali su appuntamento : tel. 0125 658497 volontari Pro Loco di Settimo Vittone, ; volontari delegazione FAI Ivrea, tel. 0125 48744

Forte di Bard

Siamo a pochi chilometri dal Forte di Bard, ve ne consigliamo la visita; ne vale la pena! Il Forte di Bard è un complesso fortificato che si trova sulla rocca sovrastante il borgo di Bard, in Valle d'Aosta. Documenti storici testimoniano la presenza di un presidio armato nell’area, già nel VI secolo, all’epoca di Teodorico I. Il forte di Bard è spesso nominato nelle cronache dei viaggiatori altomedioevali, che attraversarono la Valle d'Aosta. Questi pellegrini rimasero meravigliati dalla perfezione strategica di questo complesso: nel 1034 venne definito inexpugnabile oppidum. All’epoca era il Visconte di Aosta, Boso, ad averne il controllo e rimase ai suoi successori fino al XIII secolo. Successivamente passò nelle mani della potente signoria dei Bard: Conti locali, probabilmente alle dipendenze del vescovado di Aosta. Intorno alla metà del Duecento, Amedeo IV di Savoia prese il controllo del Forte con un'imponente guarnigione. La famiglia Savoia fu proprietaria del Forte fino al XIX secolo quando, caduto in disuso, divenne prima carcere militare e successivamente polveriera dell’Esercito Italiano. Dal 1975 il Forte di Bard appartiene alla Regione Autonoma Valle d’Aosta. Dopo un lungo periodo di abbandono, il Forte di Bard è stato completamente restaurato e aperto al pubblico nel gennaio del 2006. Attualmente è sede del Museo delle Alpi: il polo museale delle Alpi Occidentali. Ospita esposizioni di pittura e di scultura lignea, mostre di arte moderna e contemporanea e in estate, nel cortile interno all’edificio, si svolgono manifestazioni musicali e teatrali.

Forte di Bard

Le nostre filosofe

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Serena: la pragmatica sognatrice. Da sempre sogna di poter migliorare il mondo e di portarlo ad un livello successivo dell' evoluzione. Finalmente, grazie anche all' aiuto di Eralda e a una buona dose di entusiasmo, riesce ad aprire la Trattoria Serena ed è felice e sicura che questo la aiuterà nel suo progetto. La sala è completamente illuminata dal suo brio!

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Eralda: nata e cresciuta a Settimo Vittone, non nasconde un certo orgoglio quando lo dice. Da sempre appassionata di cucina, ricette e dei prodotti che possono arricchire questa esperienza. Per una vita intera si dedica alla conoscenza del Bimby, passione che ancora adesso non la abbandona e la costringe a qualche notte insonne. Non teme la fatica e nemmeno il lavoro duro,che pratica ormai da diversi anni, tanto che alcuni ipotizzano una sua antica origine spartana. Infine approda alla Trattoria Serena, coronando così il suo sogno di diventare ristoratrice, dove riempie la cucina con il suo vigore e la sua creatività